| Duomo di Santa Maria Maggiore
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Il duomo di Santa Maria
Maggiore (eretto a partire dal
1284 in stile romanico-gotico)
esibisce a metà navata un portale
d'accesso
scolpito da Zenone da Campione
(1376); nella lunetta, quasi
compressa dalle nervature che
decorano la strombatura, trovano
posto l' Incoronazione della
Vergine e, in una serie di riquadri
sottostanti, l'Agnello vittorioso, il Battista e
una Annunciazione che riserva il maggiore
sviluppo lineare e decorativo alla figura
dell'angelo. Innumerevoli le opere d'arte che
ne decorano l'interno, a partire dagli affreschi
del coro e dell'abside sinistra (Episodi
dell'Antico e Nuovo Testamento, ante 1360),
opera di maestranze legate a Vitale da Bologna
ed aggiornate sugli esiti della pittura di
Tomaso da Modena. Tra le varie scene
raffigurate spiccano nella cappella centrale la
pur consunta Crocifissione, che sviluppa in
verticale il climax drammatico dell'intero
ciclo, una Susanna e i vecchioni che -grazie
anche all'ottimale stato di conservazione-
esibisce nel gioco di sguardi negati e rubati fra
i personaggi una stupefacente freschezza di
racconto e la natura morta di ortaggi e
stoviglie dipinta nella nicchia sottostante.
Nutrita è poi la serie di opere di G.A.
Pilacorte, lapicida lombardo che nel penultimo
decennio del '400 venne a fissar bottega
proprio a Spilimbergo: fonte battesimale
(1492), amboni, altare di Sant'Andrea e
cappella del Carmine (balaustra e rilievi
dell'arcone, 1498) testimoniano fantasia
decorativa, attenzione all'iconografia di
derivazione classica e al modello veneziano
dei Lombardo. Le premesse del suo linguaggio
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sono segnate dalla acquasantiera di maestro
Giorgio
(1466), presso
l'ingresso laterale,
che inaugura la
tipologia dell'angiolettotelamone
a reggere la coppa. La
navata centrale è dominata dalla mole
dell'organo, la cui decorazione
-basata su una sottolineata dinamica di scorci
ed emozioni- si deve al Pordenone (1524):
Assunzione di Maria sulle ante esterne, Caduta
di Simon Mago e Conversione di Saulo su
quelle interne, Storie di Maria e Gesù nei
pannelli della cantoria. Altre significative
opere rinascimentali trovano posto nella cripta,
con il lapideo altare di San Leonardo
(1472 ca.), e nella cappella del
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Rosario,
dove si registra il riuscito connubio delle nitide
geometrie della Presentazione al tempio di G.
Martini (1503) con una cornice che racchiude
fra i suoi intrichi vegetali i Misteri del Rosario
e la Madonna del Rosario col Bambino e San
Domenico (1626-1627) di
G. Narvesa, che della
pala centrale
intimamente negano
ogni
classicità
di equilibrio.
Detto per inciso
dei celebri antifonari
del duomo (non visibili),
riccamente miniati da
G. de Cramariis (1494-1507),
un altro tesoro di Santa Maria
Maggiore va oggi cercato nella chiesa
dei Santi Giuseppe e Pantaleone: si
tratta del coro ligneo intagliato e intarsiato
da Marco Cozzi nel 1477, ribadendo lo
schema adottato ai Frari di Venezia.
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