| Comune di Cividale del Friuli ...Fine
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cosiddetto Tempietto
Longobardo, databile a poco dopo la metà
dell'VIII secolo, con ampie tracce della
decorazione pittorica originaria e più tardi
affreschi trecenteschi: conserva una
decorazione a stucco (composto di gesso,
calce e polvere di marmo) nella quale, oltre
a fasce orizzontali con motivi a rosette
stilizzate, spiccano sei Sante in altorilievo
addossate al muro, di finissima fattura, ed
un archivolto lavorato a giorno con una
splendida ornamentazione il cui motivo
principale è dato da un tralcio di vite a
spirale con grappoli e pampini. Altri
monumenti di spicco sono la chiesa di
S. Francesco, con affreschi trecenteschi,
quella di S. Biagio (affreschi del XIV e XV
secolo), e quella di S. Pietro (bella pala
d'altare di Palma il Giovane). E ancora,
palazzo Brosadola, con un vasto ciclo
d'affreschi di Francesco Chiarottini (1785),
palazzo Levrini con facciata dipinta nel
XVI secolo, la casa medioevale sulla via
che porta al Tempietto. Monumento insolito
è l'Ipogeo celtico, strano ed umido cunicolo
sotterraneo con rozzi mascheroni; elegante
invece, il Ponte del Diavolo (foto sotto) che scavalca il
Natisone con due ardite campate ed un
unico pilastro poggiante su un masso nel
fiume. Risale al XV secolo e prende il
nome da una simpatica leggenda che lo
vuole costruito in una sola notte dal diavolo
in cambio dell'anima di un cividalese. Da
visitare la Fàrie Geretti, antica bottega
fabbrile nella stretta della Giudaica, dal
1999 aperta al pubblico. Numerose le chiese
di Cividale, perla maggiorpar te ricche di
opere d'arte. Interessanti affreschi trequattrocenteschi,
i più antichi (S. Ludovico
e Santi) dovuti a maestranze riminesi, altri
artisti postvitaleschi probabilmente friulani,
ornano le pareti del coro e della navata
della gotica chiesa di S. Francesco, che
nella semplicità delle linee e nella purezza
degli spazi si pone come uno dei migliori
esempi di architettura francescana in Friuli.
Nella sacrestia, ciclo pittorico a fresco
realizzato nel 1693 dal pittore lombardo
Giulio Quaglio. Affreschi trecenteschi
raffiguranti, in diversi episodi, la vita di
S. Biagio, ornano anche il cupolino della
cappella di destra della chiesa di S. Biagio,
suggestiva perla bella posizione sul fiume
Natisone. Nello zoccolo della cappella è
ancora visibile un rovinatissimo ciclo dei
mesi del XV secolo. La chiesa di
S. Giovanni in Xenodochio (termine che
indica un antico "ospizio per pellegrini")
possedeva due dipinti di Paolo Veronese,
ora nel Museo Archeologico. Rimangono,
nel presbiterio, un grande altare marmoreo
con statue di Jacopo Contiero e alcuni
dipinti settecenteschi. Nella chiesa dei
Ss. Silvestro e Valentino, affreschi di
Pietro Venier (XVIII secolo), in quella di
S. Pietro ai Volti dipinto di grande
dimensione raffigurante il Redentore e i
Ss. Sebastiano e Rocco, dipinta da Palma il
Giovane intorno al 1606 in ricordo della
peste che nel 1598 aveva colpito la città.
Nella chiesa di S. Martino, dov'era
anticamente collocato l'altare di Ratchis, si
conserva una importante pala d'altare di
Nicola Grassi (ca. 1740).
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