Cividât no je une vile, ma une ponte di citât
/Cividale non è un paese ma una piccola
città, dice una nota villotta friulana. A
Cividale infatti, fin dall'epoca della sua
ragione: fondazione da parte dei Romani, fu
capoluogo del territorio circostante,
e in epoca longobarda addirittura
capitale del ducato del Friuli.
Ancoroggi è, per il
particolare impianto
urbano, per
l'importanza dei
monumenti che
testimoniano il suo ricco
passato, per le opere
d'arte conservate nelle
sue chiese e nei suoi
musei, uno dei gioielli del
Friuli. E' punto preciso di
riferimento per un notevole
numero di paesi, soprattutto per
quelli delle valli del Natisone e dei suoi
affluenti, caratterizzati da un dialetto slavo che
affonda le radici in tempi lontani e da una
architettura rurale e una cultura artistica che
trovano per lo più riscontri nella vicina Slovenia.
La suggestiva grotta d'Antro, unica nel suo genere
in regione, l'eccezionale museo del duomo e
l'arioso ponte del Diavolo di Cividale,
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le due deliziose chiesette di Cravero in cui
felicemente convivono pittura rinascimentale e
scultura barocca, il frequentato Santuario di
Castelmonte, permettono in breve spazio di entrare
in contatto con antiche civiltà diverse l'una
dall'altra. Nel cosiddetto "triangolo della sedia",
con centro a Manzano, s'incontrano
non solo le tante
fabbriche che l'hanno reso
famoso nel mondo, ma anche
colli ondulati e gli estesi
vigneti in cui si producono
vini d'eccezione, come il
nobile Picolit: su di essi
vigilano, dall'alto, la
medioevale Abbazia di
Rosazzo (il monasterium
rosarum, come venne
chiamato nel 1161),
e la severa Rocca
Bernarda che si dice
costruita da Giovanni da Udine. Paesi
industriosi, che
spesso hanno
sconvolto il territorio
per dare spazio ad
attività economiche, ma che non hanno cancellato i
segni del passato. Lo testimoniano le tante ville
nobiliari, talvolta splendidamente affrescate, di
S. Giovanni al Natisone e Buttrio,
Moimacco e Povoletto.
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